Una storia, a metà tra cucina e società, che vale la pena raccontare. E’ quella de “ i v’scuott “ di Venafro, tra i migliori taralli rustici del Molise. In tanti infatti sia nella nostra regione che in altre zone d’Italia li apprezzano moltissimo per il sapore e la fragranza che contengono.

Non altrettanto avviene, e qui emerge la stranezza, da parte delle associazioni culinarie del panorama nazionale presenti in Molise. Non è che la cosa scalfisca nome, storia e gusto dei rinomatissimi “ v’scuott “ venafrani, ma certamente non fa piacere.

Ed allora, anche per rendere giustizia ad uno dei migliori prodotti culinari della cucina popolare venafrana e del territorio dell’estremo Molise occidentale, ripercorriamo tradizione, denominazione, caratteristiche, produzione, cultura e ricetta dei saporitissimi “ v’scuott “ venafrani, certi di far cosa gradita a tanti e schietti buongustai.

Trattasi di una specialità antica che fonde alla perfezione tutto il sapore del pane genuino con la concretezza e la friabilità dei taralli, appunto “ i v’scuott “ di Venafro, dalla forma attorcigliata e dal gusto stuzzicante che per lungo tempo hanno accompagnato i banchetti delle grandi occasioni. Era probabilmente il XVIII sec. quando per la prima volta vennero confezionati questi anelli intrecciati di croccante pasta di pane. Tra i fornai si diffuse l’abitudine di realizzare tali coroncine per non sprecare l’impasto avanzato.

Trattasi quindi di un prodotto di recupero dalle origini povere che riesce a radicarsi nella tradizione gastronomica e nella cultura della sua terra di origine al punto da diventare il sostituto del pane su molte tavole locali, oltre che il protagonista di grandi occasioni e di detti popolari. Il termine infatti compare in diversi proverbi e modi di dire in cui assume significato metaforico, come ad esempio quando si afferma “I Signor manna i v’scuott a chi n tè i rient”, per dire che Dio manda la fortuna a chi non può goderne.

Le sue caratteristiche : trattasi di anelli di pasta di pane formati da uno o più rotoli di impasto della lunghezza di cm. 40 intrecciati e chiusi su se stessi unendo le due estremità. La loro sorprendente friabilità e croccantezza sono il frutto della lavorazione a mano e soprattutto dell’usanza di bollire leggermente i taralli prima di infornarli. Per la loro preparazione ci si avvale dell’ottimo olio locale che contribuisce a donare al prodotto un sapore unico e stuzzicante.

Attualmente ci sono a Venafro diversi produttori privati di tali “ v’scuott “, che di solito in passato si mangiavano in occasioni di eventi importanti come comunioni, cresime e matrimoni, tanto che ancora oggi si è soliti chiedere a giovani prossimi alle nozze, “ Quand’ c’ magnamm’ st’ v’scottra ?” (Quando mangeremo i biscotti ?). Sono ottimi inzuppati sia nel latte che nel vino. Nel corso degli anni c’è stata la variante insaporita con semi di finocchio che conferiscono una piacevole nota aromatica.

Oggi in tanti menù di ristoranti, trattorie, cucine tipiche, tavole calde e pub del Venafrano è presente a pieno titolo il “ Boccone da Re “, che ha come base la tipica insalatina (sedano, pomodoro ed insalata verde) della ricca terra venafrana al cui interno vengono triturati uno/due/tre “ v’scuott ” per gustarli una volta ammorbiditi ed amalgamatisi con le verdure ed ortaggi del territorio.

Un autentico protagonista quindi della tavola e del gusto tale tarallo rustico dell’estremo Molise occidentale, da tutti apprezzatissimo meno che dalle sigle della cucina italica. Un gran peccato, che però non scalfisce affatto il plurisecolare “ v’scuott “ venafrano, tanto è saporito e gustoso !

Tonino Atella